Paola Iezzi molestata da Le Iene: il bullismo della tv da marciapiede torna a colpire

Paola Iezzi, del duo Paolo e Chiara, racconta su Facebook di essere stata aggredita e molestata da un inviato de Le iene. Certo è tutto spettacolo, ma provate a fare la stessa cosa senza telecamera Mediaset al fianco e la denuncia è assicurata

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Provate ad aspettare in strada che una ragazza esca dal suo luogo di lavoro, a quel punto tramortitela con uno spintone e buttatela a terra. Poi proseguite l'operazione urlando alla malcapitata frasi volgari a contenuto sessuale e condite il tutto con una serie di gestacci. Il minimo che vi possa succedere è beccarvi una sacrosanta denuncia per molestie, o - se vi va peggio - potreste pure finire linciati dagli astanti.


A meno che non abbiate con voi un tizio con una telecamera Mediaset che vi segue e non stiate realizzando un servizio per la televisione. In quel caso, a quanto pare, tutto vi è concesso: l'aggredita dovrebbe reagire con un sorriso e ammiccando a favore di inquadratura, e il pubblico intorno dovrebbe quantomeno applaudire. C'è un problema: ogni tanto le cose potrebbero non andare per il verso giusto, perché magari la vittima della sketch non ha nessuna voglia di lasciar correre l'umiliazione subita in nome dello spettacolo televisivo. E magari decide persino di divulgare la storia su Facebook.

Così ha fatto Paola Iezzi del duo Paola e Chiara, che ha raccontato per filo e per segno l'aggressione di cui sopra, ha denunciato di essere dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso e ha svelato i responsabili dell'accaduto: due inviati della trasmissione Le Iene, quelli che sostengono di fare controinformazione intervistando (o tramortendo, a seconda dei casi) i divetti del piccolo schermo e in particolare dei reality e smascherando idraulici ed elettricisti che non rilasciano fattura.


Lo stile è quello sperimentato e consolidato negli anni da Striscia la notizia: sputtanamento in diretta del malcapitato, inseguimenti per strada e domande ossessive riproposte all'infinito a chi rifiuta di rispondere, se non proprio agguati fisici come quello raccontato da Paola Iezzi.


Io lo chiamerei bullismo televisivo, perché autori e inviati di queste trasmissioni hanno tutte le caratteristiche del bullo: sono arroganti, prepotenti e violenti, ma non con tutti. Solo con i deboli, solo con chi ha meno potere di loro, con chi non può reagire, perché magari ha bisogno come l'aria di un po' di visibilità televisiva, e quindi baratta la sua dignità con un passaggio in prima o seconda serata. Se si vuole è lo stesso deprecabile meccanismo dei tanto contestati reality.


Perché chiaramente l'inviato di Striscia o delle Iene non va certo a tramortire per strada la figlia di Berlusconi o la ministra Fornero, questi giochini - seguendo esattamente la stessa logica del bulletto della scuola o della piazza - se li permette solo con chi non ha le spalle abbastanza larghe per reagire.


P.S. Mi rendo conto che, tra qualche giorno, per come funzionano i meccanismi dello spettacolo e della tv, potrebbe uscire fuori che l'episodio era concordato e l'aggressione una messa in scena. Poco importa, il senso del post rimane valido, perché l'episodio raccontato dalla Iezzi resta verosimile e ne rappresenta tanti altri che abbiamo avuto il dispiacere di seguire in questi tristi anni di televisione spazzatura.


(In alto: Paola Iezzi alla Milano Fashion Week, fonte Tele dico io).


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