Beppe Grillo è il Berlusconi del web?

"Il populismo televisivo trasfigura in cyber-populismo e dopo Silvio Berlusconi arriva Beppe Grillo", dicono in molti. Ma il ragionamento non regge, se non altro perchè il web è molto diverso dalla televisione...

beppegrillo12.jpg


«Allo stesso modo in cui la tv esalta il processo di spettacolarizzazione e di personalizzazione, consentendo il fulmineo emergere di figure pubbliche in grado di competere con gli attori professionisti della politica, i blog e le altre piattaforme del Web 2.0 possono essere a loro volta usate per dare vita a canali di comunicazione diretta tra leader e pubblico che configurano nuove forme di democrazia plebiscitaria. Il populismo televisivo trasfigura in cyber-populismo; dopo Silvio Berlusconi arriva Beppe Grillo».

Riporto questo paragrafo, tratto da Cybersoviet di Carlo Formenti, che ho trovato citato nella pagina Facebook del Nichilista, comunque la si pensi un blog che vale la pena di seguire. Lo riporto perché esprime una posizione ampiamente accettata tra i critici di Grillo, che a noi - che non siamo né adepti né oppositori a priori del comico genovese - può offrire interessanti spunti di discussione.


Partiamo dal fatto che, a livello di stile di comunicazione e di linguaggio (con la definitiva archiviazione del politichese soppiantato dall'adozione degli schemi linguistici tipici dello spettacolo) Grillo assomiglia molto a Berlusconi. L'ho scritto tempo fa: il narcisismo spudorato, la refrattarietà al dialogo e al confronto, il disprezzo per gli avversari, gli slogan e le battute al posto dell'argomentazione razionale sono tutti elementi palesemente comuni ai due leader, o ai due comici, a seconda di come la si vede.


Però non ci si può fermare a questo aspetto. Formenti, per tornare alla nostra citazione iniziale, parla di democrazia plebiscitaria con Grillo al posto di Berlusconi e il web al posto della tv: è uno scenario realistico? A me non sembra. In primo luogo, banalmente, sulla rete bazzica un italiano su due, laddove la televisione - soprattutto ai tempi della discesa in campo del Cavaliere - è seguita da due italiani su due. Insomma, le scorciatoie plebiscitarie sono più difficili da praticare quando arrivi - a voler essere ottimisti - a metà dell'elettorato.


Ma poi, soprattutto, il web per sua natura non può essere ridotto a una sola voce, non si presta al pensiero unico e alla proprietà monopolistica. Beppe Grillo non controlla la rete, controlla il suo blog: certo ha dalla sua parte altri blogger e altre voci, come ne esistono altrettante - anzi, direi molte di più - critiche, all'interno di un normale e sano confronto democratico. Silvio Berlusconi invece è stato, e di fatto continua ad essere, il padrone unico della televisione: proprietario di quella commerciale e amministratore di quella pubblica, in grado di attuare un vero e proprio controllo di stampo orwelliano sull'opinione pubblica.


Poi ci sarebbe da entrare anche nel merito delle proposte del Movimento 5 stelle, aspetto troppo spesso tralasciato. A parte alcune sparate sull'euro e il debito - poi subito meglio spiegate e in parte rettificate - c'è molto poco di demagogico nel programma di Grillo, anzi molte idee raccolgono il meglio di quanto elaborato in questi ultimi anni nel dibattito che si è sviluppato a livello di opinione pubblica mondiale, in rete e nelle università. Berlusconi era invece quello del milione di posti di lavoro e del meno tasse per tutti, passando per la cura del cancro: decisamente, un'altra storia.

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  

I VIDEO DEL CANALE ENTERTAINMENT DI BLOGO