Beppe Grillo choc sulla mafia: dove finisce il comico e inizia il leader?

Beppe Grillo dice che il governo è peggio della mafia. La battuta è scema, ma nel repertorio di un comico ci può stare. La domanda è: Grillo vuole fare il leader politico o continuare nel cabaret?

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"La mafia non ha mai strangolato il proprio cliente, la mafia prende il pizzo, il 10 per cento. Qui siamo nella mafia che ha preso un'altra dimensione, strangola la propria vittima" dice Beppe Grillo, a Palermo per sostenere il suo candidato sindaco, e comprensibilmente scoppia la bufera, con media e partiti che fanno il tiro al piccione sul comico genovese.

La frase è oggettivamente cretina e per di più palesemente falsa, perché si potrebbe rispondere - come ha fatto qualcuno - che magari la mafia non ti strangola, ma ti pianta una pallottola in fronte o ti scioglie nell'acido. Poi certo, nella bocca di un comico, nel linguaggio estremo della satira, che si serve di paradossi e iperboli per rendere più efficace e caustico il messaggio, ci può stare: voglio sfogarmi contro il governo vessatorio delle tasse, il capitalismo, la finanza internazionale (o non so che altro) e dico che al confronto la mafia - quanto di peggio esista al mondo - è meglio. Lo facciamo anche noi, no? Magari parlando di banche e assicurazioni al bar tra amici: "Quelli sono una mafia".


Solo che Grillo non è un cittadino qualunque e, soprattutto, non è più un comico. O almeno, dovrebbe spiegarci con chiarezza e onestà che cos'è e che cosa intende fare da grande. Perché un leader politico - quale obiettivamente ci sentiremmo di definirlo - può anche adottare un linguaggio lontano dal solito politichese, aggressivo e brillante, ma non può mettersi a scherzare sulla mafia. E soprattutto, dopo la battuta o lo slogan, è tenuto a fornirci le sue ricette, da un lato per combattere la criminalità organizzata e dall'altro per abbattere l'oppressione fiscale dello stato.


Perché il giochino sul Grillo portavoce o semplice sponsor del Movimento 5 stelle ha stancato e francamente appare palesemente disonesto. Anche se l'ex comico non si vuole candidare a nessuna carica, è chiaramente a lui che il movimento risponde: è lui che detta la linea, è lui che decide di ingressi, espulsioni e candidature, è lui che comunque ci mette la faccia sui media di fronte agli elettori. Perché i 20 o 30enni in parlamento andrebbero benissimo, ma se poi sono dei ventriloqui del guru allora è il caso che Grillo smetta di fare il comico e inizi a fare il leader, se ne è capace.


(In alto: Grillo, fonte: infophoto).

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