Daniele Luttazzi vince la causa con La 7: per il suo Decameron fu censura vera (ma nessuno lo dice)

Secondo la giustizia italiana La 7 censurò il Decameron di Luttazzi in modo arbitrario e illegittimo e per questo dovrà al comico un risarcimento di un milione e mezzo di euro. Ma in tv (e non solo) quasi nessuno riporta la notizia...

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Cinque anni fa La 7 stava già cercando di accreditarsi come televisione libera e senza censura, dove gli epurati di Raiset potevano trovare nuovi spazi scevri da condizionamenti e diktat politici. Nell'ottica di questa strategia comunicativa l'ingaggio di Daniele Luttazzi, vittima del celebre editto berlusconiano che lo cacciò dalla televisione insieme a Enzo Biagi e Michele Santoro, fu davvero un colpo vincente e convincente: forse nessuno come il comico emiliano risultava imprevedibile e incontrollabile, dunque potenzialmente devastante nel negozio di cristalli della tv italiana.

Ma dopo appena cinque puntate di Decameron - così si chiamava lo show - tutta l'indipendenza di La 7 evaporò in un solo colpo, e l'emittente decise di chiudere unilateralmente il programma e di chiedere i danni a Luttazzi. Ebbene, oggi una sentenza di primo grado stabilisce che la trasmissione fu rimossa in modo arbitrario e illegittimo, e fissa in un milione e mezzo di euro i danni che l'editore deve al comico.


A me la notizia  sembrava di quelle interessanti, eppure l'hanno data in pochi (in tv forse nessuno) e quasi di soppiatto, con la minima visibilità possibile. Segno della terra bruciata che ormai è stata fatta intorno al comico, pluriepurato dalla televisione di regime, odiato dalla quasi totalità dei politici e dai paludati  media mainstream, e bersaglio di recente di una violentissima campagna contro i suoi presunti plagi, rilanciata praticamente da tutti, che ha fornito ai molti nemici un'occasione insperata per delegittimarlo e mettergli definitivamente il bavaglio.


Certo il sospetto che avesse copiato molte battute da comici d'oltreoceano qua più o meno sconosciuti non era campato in aria, e benché in campo artistico il plagio incrociato sia quasi una regola, la difesa di Luttazzi è apparsa poco convincente. Ma l'ostracismo di cui oggi è vittima appare del tutto sproporzionato rispetto all'accusa di aver rubacchiato dal repertorio altrui: ad altri si è perdonato molto di peggio.


Il fatto è che Luttazzi, al di là delle valutazioni artistiche che comunque non possono negargli un certo talento, è troppo eversivo rispetto al pensiero unico e al politicamente corretto imperante sui media, dunque la congiura del silenzio contro la sua persona è destinata a durare. A tutti, o quasi, fa comodo che ce ne dimentichiamo. Ragion per cui, qua su Teleipnosi, pur non amandolo eccessivamente, lo ricorderemo ad ogni occasione possibile.


(In foto: Daniele Luttazzi; fonte: infophoto).

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