Dopo Annozero tocca a Rai tre: Berlusconi gioca allo sfascio della tv pubblica

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Ieri sera ad Annozero il leghista Castelli spiegava che non vuole pagare il canone per vedere Travaglio. A me, da casa, veniva da ribattere: e io non voglio pagarlo per vedere Minzolini, Ferrara e Bruno Vespa. Dunque, come se ne esce? Semplice, come in tutti i paesi liberi del mondo: decide il mercato. E guarda caso il mercato premia Santoro, uno che riesce a fare il 25 per cento di share su Rai due, e boccia i giornalisti che piacciono al governo, in pesante e continua perdita d'ascolti. Ma i berlusconiani sono liberali e liberisti solo a parole, questo lo si è capito da un pezzo: sono loro i veri comunisti, quelli dei palinsesti decisi secondo criteri politici e non di mercato, altro che storie!

Intanto ieri il cda della Rai, che doveva decidere sulla programmazione autunnale per poter vendere gli spazi pubblicitari agli inserzionisti, è saltato di nuovo per l'assenza dei consiglieri di maggioranza. Pare che lo stop sia arrivato direttamente dal sultano, al quale Verro e company sono usi obbedir tacendo. Berlusconi stavolta vuole andare allo scontro frontale: in preda a un'ossessione da accerchiamento, secondo cui avrebbe perso a causa dell'informazione di sinistra, sembra intenzionato a far saltare in aria Viale Mazzini, imponendo l'uscita dei volti a lui sgraditi (ma di maggiore successo per l'azienda): Floris, Fazio, Gabanelli e Dandini, tutti ancora senza contratto. E pare sia furioso anche con Lorenza Lei, rea di non aver fatto firmare a Santoro una clausola di non concorrenza che gli avrebbe impedito lo sbarco a La 7. Non siamo mai stati così vicini come oggi a una televisione da Unione Sovietica.


(In foto: Berlusconi; fonte: tiscali.it).

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