Vacanze di Natale, il cinepanettone: come tutto ebbe inizio (rivisto 30 anni dopo)

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Sky inizia il ciclo dei cinepanettoni con Vacanze di Natale del 1983, il capostipite da cui tutto ebbe inizio. Che era un'altra cosa rispetto ai successivi (e poi l'effetto nostalgia ci permette di gustarlo al meglio)

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Dopo le polemiche nate sulla stampa e divampate sul web per uno spot non esattamente felice, Sky comincia con l’annunciato ciclo dedicato ai cosiddetti cinepanettoni. E inizia, come si conviene, partendo dal capostipite, quando tutto ebbe inizio e nessuno poteva immaginarsi la nascita di un filone destinato a durare trent’anni, capace di dividere come mai il pubblico e la critica.

Eppure la madre di tutti i cinepanettoni, questo Vacanze di Natale targato 1983, ambientato a Cortina d’Ampezzo, con un cast che spazia da De Sica e Calà fino ad Amendola a Stefania Sandrelli, è un filmetto che si lascia vedere. Certo, la formula del successo - perché fu grande successo fin dalla prima volta - non è molto diversa da quella degli epigoni: storielle di amore e di corna, un po’ di romanticismo da fotoromanzo, ampie dosi di comicità televisiva (quella che allora spopolava nella neonata tv commerciale), il tutto a rappresentare uno specchio buonista e autoassolutorio del Paese, in cui il pubblico può identificarsi con un sorriso, rassicurato nella fiducia sugli italiani brava gente.

Eppure, dicevamo, questo capostipite - che anche il severissimo Mereghetti nel suo dizionario del cinema promuove con una generosa sufficienza - non è un film da buttare: è privo della volgarità e della comicità corporale dei seguiti, mantiene un suo stile che rifugge dai toni sguaiati e fracassoni e soprattutto riesce facilmente a strappare qualche risata. Il tifoso romanista che la notte di Capodanno, parlando con la fidanzata, si chiede cosa starà facendo Toninho Cerezo (”di sicuro dorme, lui è un vero professionista”) o lo strepitoso Mario Brega, nella parte del macellaio coatto, che a Natale consegna i regali alla famiglia svelando il contenuto dei pacchi e addirittura quanto ha speso, sono scene diventate ormai cult.

Poi, chiaramente, a trent’anni di distanza ti frega l’effetto nostalgia. Già solo a partire dalla colonna sonora, che si apre con Moonlight Shadow e spazia da Vasco Rossi a Venditti, da Bandolero a Gazebo, da Oxa a Nada. E poi ci sono i riferimenti all’attualità: la ricca snob che critica l’Italia socialista (quella di Craxi!) perché incontra la famiglia del macellaio in un negozio chic di Cortina, l’indimenticato Guido Nicheli nel ruolo del ganassa milanese che dice “Alboreto is nothing” e le ragazzine che consumano le pagine di Novella 2000 alla ricerca di notizie su Carolina di Monaco. E infine come non commuoversi di fronte a una ragazza che gioca con uno scacciapensieri, ai telefoni che facevano solo i telefoni o alle macchine fotografiche col rullino?

Chiaramente il film finisce con l’inizio dell’estate, in Sardegna of course, dove tutto il gruppo si ritrova per nuove vacanze al mare. Certo, chi non pagherebbe per poter vedere Cortina e la Costa Smeralda di allora, nel lontano 1983? Non potendo viaggiare nel tempo, ci si può accontentare del film dei Vanzina. Un consiglio: fare un seguito trent’anni dopo riprendendo gli stessi personaggi (son tutti ancora in giro, più o meno) potrebbe essere un’idea mica male. A patto di rispettare lo stile di allora, quando tutto ebbe inizio.

(In alto la locandina del film).

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