Repubblica sta dalla parte della trattativa con la mafia (tutto pur di difendere Napolitano)

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Scrive Eugenio Scalfari a proposito della trattativa Stato-mafia: "Quando è in corso una guerra la trattativa tra le parti è pressoché inevitabile per limitare i danni".

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Negli ultimi tempi sono andato convincendomi che Repubblica non sia poi così diversa dalla stampa berlusconiana d’assalto, tipo il Giornale o Libero. Si tratta in ogni caso di giornali espressione di un’elite culturale e di un gruppo di potere consolidato, nel primo caso il centro-sinistra che si muove intorno al Pd e al presidente della Repubblica più pezzi importanti di establishment (l’università dei baroni, l’alta burocrazia statale, la sanità pubblica), e nel secondo caso la corte di Silvio I che gode del sostegno, sempre più incerto, di un blocco sociale eterogeneo, composto soprattutto da autonomi e dipendenti del privato.

Certo, quelli di Repubblica hanno senza dubbio più stile e qualità rispetto ai pasdaran berlusconiani, e si sono trovati nella felice condizione di dover affrontare un nemico, Silvio Berlusconi appunto, impresentabile sotto qualsiasi profilo lo si guardasse. Ma, al netto di queste pur importanti differenze, la sostanza non cambia: siamo di fronte, in un caso e nell’altro, alla solita stampa dimezzata tipica del nostro Paese, prima di tutto fedele ai suoi padroni politici più che al cittadino lettore.

Una prova indubbia di questa partigianeria il giornale di Ezio Mauro la sta dando nella difesa senza se e senza ma a Giorgio Napolitano, di fatto il vero leader del centro-sinistra nazionale, nella vicenda relativa alla trattativa Stato-mafia e allo scontro con la procura di Palermo, in merito alle intercettazioni telefoniche dell’inquilino del Qurinale con l’ex ministro e ora imputato Mancino.

Dopo un articolo timidamente critico di Zagrebelsky uscito sulle pagine del quotidiano di Piazza Indipendenza, ci ha pensato il fondatore di Repubblica, il papa laico Eugenio Scalfari, a dettare la linea del giornale, con una difesa a tutto campo del presidente della Repubblica che finisce con l’arrivare, incredibile ma vero, persino alla giustificazione dell’infame trattativa tra Stato e mafia.

Scrive così l’ex direttore: “Ci sarebbe anche da distinguere tra trattativa e trattativa. Quando è in corso una guerra la trattativa tra le parti è pressoché inevitabile per limitare i danni. Si tratta per seppellire i morti, per curare i feriti, per scambiare ostaggi. Avvenne così molte volte ai tempi degli anni di piombo. Il partito della fermezza che non voleva trattare con le Br, e quello della trattativa. Noi fummo allora per non trattare…”.

In realtà lo scontro tra trattativisti e non, all’epoca del terrorismo rosso, si materializzò di fronte al rapimento di Aldo Moro, quando il gruppuscolo ormai isolato e senza nessun sostegno nel Paese delle Brigate Rosse cercava una qualche via di fuga per salvare la faccia e non giustiziare lo statista democristiano. Dunque allora, di fronte a un nemico ormai già sconfitto, Scalfari (insieme al partito comunista e alla Dc) opposero un netto rifiuto alla trattativa, di fatto condannando a morte il povero Moro. Oggi par di capire che, invece, con la mafia sia cosa buona e giusta trattare.

Verrebbe da chiosare in quali disastri e contraddizioni possa far incappare il furore ideologico, ma sarebbe una riflessione sbagliata: ormai nella lotta per l’egemonia in Italia non c’è più nulla di ideologico, non c’è uno scontro di visioni del mondo contrapposte. Ne è prova il governo di larghe intese con Berlusconi e i democratici, imposto da Napolitano e benedetto da Repubblica. Ormai è solo una vuota lotta di potere fine a se stessa, un volgare scontro di eserciti dagli interessi in parte configgenti e sempre più distanti dalla società italiana.

(In alto: Eugenio Scalfari, fonte Infophoto).

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  • nickname Commento numero 1 su Repubblica sta dalla parte della trattativa con la mafia (tutto pur di difendere Napolitano)

    Posted by: Giovanni Arboit

    non sono d\'accordo con Scalfari, alla fine la corte Costituzionale darà ragione alla Procura di Palermo e così anche Monti dovrà cambiare idea sul mettere le mani sulla legge delle intercettazioni e il nostro Presidente e i vari Cicchito resteranno con il cero in mano. Tanti saluti Scritto il Date —

 

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