Trattativa stato-mafia: Napolitano come il Berlusconi del bunga bunga?

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Napolitano ricorre alla Consulta per distruggere le intercettazioni che lo riguardano: non ci ricorda qualcuno?

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A parte le solite parole altisonanti da discorso alla Patria, a parte le citazioni dotte di Luigi Einaudi e quella pomposità barocca che sembra non poter mai mancare nei comunicati del Quirinale, il succo del discorso è che Giorgio Napolitano vuole che vengano distrutte le intercettazioni telefoniche che lo riguardano, quelle in cui si intrattiene con Nicola Mancino, ex ministro dell’Interno indagato dalla procura di Palermo sullo spinosissimo tema della trattativa tra stato e mafia.

Ora, prendetela come volete, ma la scelta del presidente della Repubblica di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, di aprire un conflitto formale tra poteri dello stato, da un lato rende ancora più sospettosi sul contenuto di quelle telefonate, ma dall’altro non può che rimandarci alle sfuriate di Berlusconi contro il golpe dei magistrati, ai discorsi sull’illegittimità di intercettare - anche indirettamente - le alte cariche dello Stato.

O hanno ragione entrambi, almeno sui limiti dei poteri d’indagine delle procure, oppure hanno torto entrambi: schierarsi oggi dalla parte di Napolitano quando ieri con altrettanta risolutezza si tifava per i pm contro Silvio, come sta facendo gran parte della stampa di sinistra, appare un atteggiamento strumentale, fazioso e indifendibile.

(Foto - Infophoto).

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