Siria: quando i rivoluzionari non sono sempre i buoni (come racconta la tv)

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Per la Siria i media ci presentano il solito schema: filogovernativi cattivi e rivoluzionari buoni, ma è davvero così? Intanto nell'Egitto della "rivoluzione Facebook" vincono i fondamentalisti islamici

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Facendosi sedurre dalla capacità semplificatrice di uno slogan, si potrebbe dire che la primavera araba potrebbe spegnersi in un inverno della teocrazia, ma sarebbe un’analisi grossolana e imprudente. Certo, nell’Egitto che più di tutti aveva ispirato gli slogan giornalistici della rivoluzione Facebook, animata da studenti, blogger e classi urbane, la vittoria dei Fratelli mussulmani, di fatto una formazione politica contigua con il fondamentalismo islamico, fa impressione e manda all’aria i quadretti idilliaci tracciati dai media.

E però in Libia, quello che era considerato di gran lunga il Paese meno affidabile e più a rischio, vincono i moderati e i laici, e sembra ci si possa avviare verso una fase di democratizzazione e normalizzazione. Mentre in Tunisia, società che vista dall’Occidente appariva senza dubbio più laica e moderna, si afferma il solito partito islamista, che si dice moderato ma staremo a vedere.

La facile lezione che se ne potrebbe trarre è che ogni realtà fa storia a sé e che non sempre un cambiamento di regime, per quanto quel regime fosse odioso e illiberale, può portare a un’evoluzione positiva e democratica.

Invece, seguendo l’informazione ipersemplificata dei media (e in primis della televisione), anche sulla Siria ci viene riproposto l’ennesimo schema naif: i filogovernativi sono i cattivi e i rivoluzionari i buoni. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Certo, il regime di Bashar al-Assad è una dittatura e sta rispondendo in modo feroce alle azioni degli oppositori, ma ci sarebbe da capire - appunto - chi si cela dietro le bandiere della rivoluzione e del cambiamento.

Adonis, poeta siriano in esilio candidato al premio Nobel, scrive della possibilità di passare da “un fascismo militare per insediare al suo posto un altro fascismo di stampo religioso“, perché, appunto, appare chiaro che in Siria l’opposizione è egemonizzata dalle forze fondamentaliste. Siamo davvero sicuri dell’opportunità di appoggiare questa gente? Ancora Adonis: “Una parte di colpa è dell’Occidente (rispetto alle prospettive democratiche della Siria, ndb), che va associandosi alle forze pro-religiose o apertamente religiose nel mondo arabo”. Per evitare questi errori, si potrebbe cominciare con informare in modo meno ridicolo l’opinione pubblica.

(Foto - Infophoto).

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