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Bomba scuola Brindisi: capovolgiamo la domanda di Beppe Grillo, a chi giova il complottismo?

Lunedì 21 Maggio 2012, 11:20 in circuiti mediatici di

Beppe Grillo e altri alludono, per le bombe a Brindisi, al ritorno della strategia della tensione e alle stragi di Stato. Senza un briciolo di prove e lasciando il sospetto che più che di analisi meditate si tratti di una "strategia del consenso"

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E così una telecamera di sorveglianza ha ripreso il killer bombarolo della scuola di Brindisi, il presunto responsabile della morte di Melissa Bassi e del ferimento delle sue compagne. Un uomo che avrebbe agito da solo, o al massimo con un complice, e che nell'idea degli inquirenti potrebbe non c'entrare nulla con la mafia o il terrorismo: uno squilibrato, un folle che agisce per motivazioni puramente personali e forse da ricercare all'interno dell'istituto Morvillo.

Se questa sarà davvero la pista che le forze dell'ordine imboccheranno, potrete stare sicuri che i complottisti della prima ora - chi già subito dopo l'esplosione dell'ordigno si mettevano a parlare di strage di stato e di ritorno alla strategia della tensione - cresceranno di numero e aumenteranno il volume della loro voce. Perché tra sabato e domenica le allusioni più o meno esplicite a uno scenario di questo genere si sono moltiplicate su tutti i media, da parte di quelli che Il Nichilista - lucidissimo come sempre - chiama la "cerchia degli illuminati", pronti a giurare che le bombe di Brindisi mirano a fermare il cambiamento "che si sta manifestando attraverso i giovani e la Rete".

Insomma delle bombe contro Grillo, par di capire, il quale nel suo blog infatti rincara la dose e si chiede a chi possa giovare l'attentato alla scuola brindisina. Domanda retorica, perché nel ragionamento del comico genovese appare impensabile che la tentata strage possa essere opera della criminalità organizzata o del terrorismo: sono bombe contro il cambiamento e funzionali a un'azione di militarizzazione del territorio e a una stretta sull'attivismo della società civile.

Solo che il ragionamento non convince, se non altro perché non siamo negli anni 70 e il quadro politico e sociale di oggi è profondamente diverso. In parole povere, non sembra affatto che il ritorno della violenza possa favorire una qualche svolta autoritaria e men che meno un riavvicinamento forzato dei cittadini intorno ai partiti di governo. Tutto il contrario semmai, e lo si è visto proprio a Brindisi, quando la folla riunitasi in piazza per commemorare Melissa chiedeva, protestando e fischiando, che i politici scendessero giù dal palco.

A questo punto allora possiamo rigirare l'interrogativo del leader del M5S, e chiederci: cui prodest, a chi giova, parlare di trame nere, di servizi segreti deviati, di collusione tra politica e mafia e di nuova strategia della tensione? A prescindere dalla buona fede di Grillo e degli altri, appare senza dubbio conveniente per le forze anti-sistema, che in questo modo possono dare la spallata decisiva e finale ai partiti di governo. Da qui, il nostro legittimo sospetto su analisi che assomigliano più a degli slogan e su conclusioni che, come conclude Il Nichilista, prescindono completamente dalla "strategia delle prove". E che sembrano più che altro mirate a una "strategia del consenso".

(Uno striscione in piazza a Napoli per la manifestazione di solidarietà per l'attentato di Brindisi, fonte: infophoto).

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2 commenti
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08 Giu 2012
alle 15:04

mogol_gr

Grillo cattivo profeta era un No Tav.

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22 Mag 2012
alle 00:50

Antonio

Grazie,

uno dei pochi articoli sensati che abbia letti in questi giorni sulla bomba di Brindisi.

Cordialità


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