La TV che cambia il mondo
Videocracy è un film diretto dall'italo-svedese Erik Gandini che ha tentato di raccontare e spiegare l'enigma Italia agli europei, sempre più esterrefatti dalle notizie che giungono dal Belpaese. Della pellicola, se vi ricordate, si parlò parecchio su alcuni giornali (anche su questo blog) quando Rai e Mediaset rifiutarono di trasmetterne il trailer, confermando ancora una volta, a chi ancora si dimostrava scettico, il carattere censorio e servile della televisione italiana.
Il documentario di Gandini è in questo periodo in programmazione su Sky e ieri sera ho finalmente avuto modo di vederlo. Si racconta dell'Italia di questi tempi, governata da un monopolista dei media e inquinata dalla spazzatura sessista e demenziale dell'onnipresente televisione, vero totem e centro nevralgico della società.
E così, senza a dir la verità mai riuscire ad andare oltre una certa superficialità di fondo, Videocracy spazia tra le donnine seminude che affollano gli show del piccolo schermo, l'operaio che è ossessionato dal sogno televisivo, le ragazzine che smaniano per fare le veline e sposare un calciatore, i vip da quattro soldi che affollano la Costa Smeralda e vengono circondati da degli ebeti provvisti di macchina fotografica e penna che si farebbero calpestare dalla folla pur di strappare una foto a Lele Mora o un autografo a Briatore, le riviste di gossip che vendono 120 milioni di copie all'anno, il video dal sapore nordcoreano con l'inno del Pdl "Meno male che Silvio c'è", le feste nella villa del premier con tanto di finto vulcano e ragazzine danzanti, il cinismo da bar dello sport dell'orrido Corona spacciato per filosofia di vita e via di questo, mestissimo, passo.
Tutto, ahimè, tristemente vero, c'è poco da dire. Solo che l'Italia non è solo questo, e il nostro Gandini - se l'intento era quello di raccontare il nostro paese - ne avrebbe dovuto tenere conto. Perché c'è anche un'Italia che non si riconosce in Berlusconi e disprezza quelli che si sono fatti comprare dai suoi soldi, che inorridisce di fronte all'informazione vassalla e agli spettacoli lobotomizzanti che vengono offerti dalle tv, che non ha come massima aspirazione quella di fare il pagliaccio in video ma si vuole realizzare nel lavoro, nello studio e nel volontariato, che firma appelli, manifesta e protesta contro tutto quello che giustamente Gandini attacca nel suo film.
Ecco, in Videocracy manca questa parte, forse minoritaria ma parliamo comunque di milioni di persone , del paese. Una parte importante, quella che forse un giorno eviterà all'Italia la definitiva deriva sociale, politica, culturale ed economica.
(Sopra un'immagine tratta dal film).
Svegliati, forse è il film di Gandini che sembra girato da Maurizio Costanzo, nel senso che io mi sono limitato a raccontare quello che c'è dentro il documentario, evidenziando quello che - a mio giudizio - manca. Insomma, non ha senso raccontare l'Italia come se fossimo tutti dei complessati perchè non riusciamo ad entrare nel Grande fratello.
Gli americani, con Citizen Berlusconi, che credo sia un ottimo lavoro, hanno saputo fare molto meglio: hanno descritto senza sconti e con ben altra profondità la nostra situazione politica e sociale, e hanno raccontato anche l'Italia che, in modi diversi, non ci sta.
Questa volta il post sembra scritto da Maurizio Costanzo (non è un complimeto)... il vero problema non è la ragazzina che vuole diventare Velina oppure il ragazzo che cerca di andare a Uomini e Donne, ma gli elettori che votano veline e tronisti come propri rappresentanti. Chi vive nel futile è sempre esistito, ma non ci saremmo mai sognati di mescolare l'inutile con il necessario, il problema è che la zona grigia si è allargata e nessuno distingue più "il falso dal vero".
Per citare il Signor G, quando diceva che per giocare a tennis non bisogna essere stupidi, però aiuta... posso dire che oggi in Italia per vivere bene non si deve essere stupidi per forza, però aiuta molto! D'altra parte, la battuta -beato te che non capisci un caxxo- si potrebbe rivolgere a tutte le persone che vivono in questo incantesimo.
Penso che in quel film venga rappresentata volutamente solo una parte d'Italia.
La maggioranza di sicuro. Ed è ancora più sicuro che questa maggioranza crescerà sempre più, andando avanti di questo passo, diventanto così sempre più influente di quanto già non sia.
Quel film è pensato secondo me per l'estero. Chi all'estero si chiede come sia possibile che un personaggio come Berlusconi sia lì dove sta da 15 anni (e teniamo presente che all'estero Berlusconi hanno ben presente chi è, da queste parti un po' meno), con questo film ha una risposta.
Il fatto che la massima ispirazione di un ragazzo di 23 anni è andare in televisione a rendersi ridicolo spiega molte cose.Ho registrato il film sul MySky ma devo ancora vederlo.
Certo, rappresenta solo una parte del paese. Il problema è che le istituzioni ed i media (non so perchè mi ostino a distinguere tra i due) si stanno adoperando ossessivamente affinchè questa parte diventi il tutto, cancellando ogni pensiero critico ed uniformando tutto e tutti al pensiero dominante (o meglio, al non-pensiero dominante) (in questo senso la tanto vituperata "fuga dei cervelli" non può che essere utile alla loro causa, ora che ci penso).
Quindi magari il film non rappresenta l'Italia come è ora, ma come sarà tra qualche anno se l'operazione avrà successo.
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alle 20:10
giovanni
"il vero problema non è la ragazzina che vuole diventare Velina oppure il ragazzo che cerca di andare a Uomini e Donne, ma gli elettori che votano veline e tronisti come propri rappresentanti"
il problema è che l'elettore che (NON) vota veline e tronisti (dico "non" perchè nessuno li sceglie, visto che chi va in parlamento è deciso a tavolino da 3 o 4 segretari di partito, e "partito" è una parola grossa per i berlusconiani, visto che c'è una dialettica interna sottozero) è il ragazzino cresciuto che 20 anni fa sognava di essere la ballerina di Drive In, 10 anni fa di essere la nuova Ambra Angiolini, oggi di essere una velina. I ragazzini di 20 anni fa sono stati plasmati da Berlusconi, e oggi sono patetici 40enni che cercano di continuare a fare i ragazzini. E intanto, votano per chi gli ha venduto il sogno di poter essere qualcosa di meglio di quei miserabili che sono