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L'ultimo libro di Fabio Volo, la stroncatura di Berselli e i pregiudizi incrociati

Mercoledì 9 Dicembre 2009, 10:49 in circuiti mediatici, personaggi, tv e critica televisiva di
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Quando ho letto la critica di Edmondo Berselli sull'ultimo romanzo di Fabio Volo, Il tempo che vorrei - già in vetta alla classifica delle vendite, ho provato un certo fastidio. Perché vi ho scorto quel pregiudizio antitelevisivo tipico di un certo tipo di intellettuale, secondo cui tutto ciò che proviene dal piccolo schermo deve necessariamente essere robaccia. Insomma parole come «trash letterario» o «grado zero della scrittura», seppur usate con il condizionale, mi sono parse eccessive.

E poi lo ammetto, anche io partivo un po' prevenuto. Nel senso che Berselli non mi piace. È uno che proviene dal Mulino, rivista e casa editrice bolognese centro di quella sinistra intellettual-universitaria in cui i baroni che infestano le facoltà italiane con le loro clientele hanno pure il coraggio di fare i progressisti. Sembrano quasi i figli di papà che nel 68 giocavano a fare i rivoluzionari (in effetti in parte potrebbero essere le stesse persone).

Oppure, optando per un'ottica più benevola, si potrebbe parlare di una sinistra iper-moderata e istituzionale, quasi tecnocratica, quella dei Prodi e dei Padoa Schioppa, che crede che il riformismo si esaurisca nel buon governo e nella gestione ordinata dei conti pubblici. Gente che, dall'alto dei suoi privilegi di classe e di casta, ha pure la spudoratezza di dichiarare che «pagare le tasse è bello».

Dunque troppi pregiudizi in gioco, i miei e quelli - in realtà presunti - di Berselli. Allora mi sono messo alla ricerca di un libro di Volo in casa, e ho trovato Il giorno in più, precedente a quest'ultimo appena uscito. Senonché dopo qualche decina di pagine mi sono accorto, o meglio ho dovuto ammettere a me stesso, che mi stavo annoiando. Insomma avevo la sensazione che, più che leggendo un romanzo, stessi chiacchierando con un amico al tavolino di un bar.

Ora, parlare con un amico di fronte a un caffè può essere molto piacevole, ma da un libro ti aspetti qualcosa di più del racconto - in un italiano piatto e a tratti quasi basico - di uno che si è innamorato di una ragazza conosciuta nel tram e non sa se raggiungerla a New York, dove lei si è trasferita, per dirglielo. O meglio ti aspetti che la storia non sia fine a se stessa, che oltre il racconto, la cronaca degli eventi, ci sia qualcosa di più. Altrimenti, meglio andare al bar con un amico vero.

Dunque che dire? Primo, Berselli non aveva tutti i torti, anche se resta il sospetto che con un "non televisivo" più vicino alla sua parrocchia sarebbe stato meno sprezzante. Le librerie sono piene di romanzi stracolmi di banalità di gente che sa a stento scrivere, strano che ci si svegli solo sulla nostra ex iena. Secondo, Fabio Volo è un ragazzo simpaticissimo e per molti versi geniale, un eccellente artista della radio e della tv. Questo però non lo rende necessariamente un buon scrittore. Comunque meglio lui che Dan Brown in cima alla classifica. Ecco, almeno una stoccata a Berselli sono riuscito a piazzarla.

8
8 commenti
8
15 Dic 2009
alle 20:03

Virgi

Si l'ho letto, ma non è piaciuto neanche a me. Mi ha annoiato da morire, la storia d'amore tra i due non mi ha emozionato per niente. L'idea non era neanche male, ma lo stile narrattivo era così piatto, a tratti soporifero...sono arrivata alla fine perchè non mi piace lasciare i libri a metà, ma che fatica :-)

7
11 Dic 2009
alle 11:16

Riccardo Spiga

Virgi, di sicuro Volo avrebbe gradito di più il giudizio prosaico del tuo ragazzo che il pippone di Berselli :-)

Ma tu il libro l'hai letto? Che ti è parso?

6
10 Dic 2009
alle 20:57

Virgi

Essendo questo un blog rispettabile non posso riportare le parole esatte, diciamo che è stato un giudizio molto prosaico, niente a che vedere col pippone di Berselli :)

5
10 Dic 2009
alle 16:31

Riccardo Spiga

Virgi, spero perchè leggendolo non gli è piaciuto e non per pregiudizio di stampo berselliano :-)

4
10 Dic 2009
alle 14:16

Virgi

L'anno scorso regalai "il giorno in più" al mio fidanzato, visto che fabio volo ci piace e in veste di scrittore ancora non lo conoscevamo...beh vi giuro, non mi ha ancora perdonato, anzi appena può me lo rinfaccia :))

3
10 Dic 2009
alle 12:04

samanta

fabio volo è bravissimo,il suo libro "il giorno in più" è bellissimo e molto romantiko...forse lei nn ha dei bei gusti in fatto di bravura...

2
10 Dic 2009
alle 11:14

Riccardo Spiga

Alessia, io lo preferisco di gran lunga come dj e uomo di spettacolo, però sono punti di vista, così come il tuo che è assolutamente rispettabile. Del resto, se vende così tanti libri un motivo ci sarà, e anche il solo fatto di avvicinare tante persone alla lettura - persone che magari di norma non leggono - è un merito straordinario.

1
09 Dic 2009
alle 21:25

alessia

Non conosco Fabio Volo personalmente,ma credo che sia pieno di qualità. Svolge molto bene il suo mestiere, dall'attore,al dj,al presentatore,allo scrittore...meglio essere capace un pò in tutto che eccellere in un solo settore!Detto ciò vorrei specificare che questo non è un attacco al suo articolo, solo un'osservazione da lettrice. Credo che Fabio abbia ottime capacità di scrittore, trasmette le più profonde emozioni con il solo uso del linguaggio scritto,ed è molto abile in questo.Trasforma la pura e semplice quotidianetà in una piccola poesia, catapultando il lettore nel bel mezzo della scena. E' un artista, e non tutti sanno fare ciò che lui riesce ad esternare in maniera così semplice. Alessia

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