I processi a Silvio Berlusconi? Facciamoli in tv

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Quando qualcosa viene ripetuto in televisione per anni, quasi quotidianamente, per centinaia o migliaia di volte, con slogan semplici e immediati, alla fine quel qualcosa si trasforma in senso comune, in verità autoevidente che il telespettatore assorbe quasi per osmosi, senza consapevolezza.

Così è successo per il luogo comune sulla magistratura politicizzata e nemica del presidente del Consiglio. Dopo anni di Sgarbi, Ferrara, Feltri, Belpietro, Vespa, Bondi, Cicchitto, Schifani, Ghedini e compagnia bella il messaggio, senza essere mai stato approfondito e dimostrato, è comunque passato: ampie parti dell'elettorato danno ormai per scontato che esistono settori della magistratura deviati, che agiscono col proposito di colpire Silvio Berlusconi e sovvertire la normale vita democratica del paese. Il luogo comune si è ormai talmente radicato che non viene quasi più contestato dall'opposizione, ridotta all'acquiescenza nei dibattiti tv quasi per sfinimento.

Ovviamente non ho elementi certi per stabilire dove stia la verità, ma mi permetto di fare notare due cose. Da un lato l'eccezionale gravità della tesi che sostiene la destra: si parla, con completa disinvoltura, di magistrati golpisti, di settori importanti del potere giudiziario che agirebbero del tutto al di fuori dalla legalità costituzionale per abbattere un governo democraticamente eletto. Roba da scendere in piazza e fare la rivoluzione!

Dall'altro lato non si può evitare di osservare come le accuse ai giudici siano ai limiti della fantapolitica: magistrati che fabbricherebbero prove false, manipolerebbero le testimonianze, piegherebbero la logica dei fatti secondo la loro convenienza, in breve costruirebbero dei castelli accusatori del tutto privi di qualsiasi fondamento per far fuori un uomo politico. E attenzione, non un debole outsider, ma l'uomo più potente d'Italia, il presidente del Consiglio in carica. Tutto questo grazie alla complicità di decine e decine di magistrati che, nelle diverse fasi di ben sedici differenti processi, si sarebbero prestati a tale folle piano.

Allora, dato che su questo postulato, la politicizzazione golpista dei giudici che indagano su Berlusconi, si sta giustificando di fronte all'opinione pubblica l'approvazione di una legge, quella sul processo breve, che garantirebbe al premier di evitare i processi a suo carico e a molti criminali di non pagare per le proprie responsabilità, si cerchi almeno di dimostrare la fondatezza del postulato di cui sopra. Insomma: si riempiano gli slogan di contenuti, ci dimostrino, dati alla mano, che le accuse rivolte contro il premier sono fasulle e costruite ad arte. Le ribalte televisive per farlo non mancano.

È chiaro che, per ovvie ragioni di opportunità, non si possono imbastire dei processi mediatici paralleli a quelli in corso nelle aule di giustizia. Dunque si prendano in esame quelli già conclusi, che tra assoluzioni, prescrizioni, amnistie e provvidenziali interventi del legislatore si sono risolti positivamente per il presidente. Li si esamini con un rigoroso metodo di indagine giornalistica, chiamando le varie parti a chiarire le proprie ragioni. Di modo che, per una volta, avvocati e parlamentari del premier possano convincere l'opinione pubblica, carte alla mano e in diretta tv, della fondatezza delle loro gravissime accuse alla magistratura. Se agli slogan si sostituissero i fatti, anche i più recalcitranti tra di noi potrebbero cambiare posizione. Ma l'idea che ci possano far digerire l'immunità al presidente del Consiglio solo sulla base della cantilena dei giudici comunisti, quasi per atto di fede, è inaccettabile.

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